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maggio 20th, 2010

Cari lettori, più o meno affezionati, anche se immagino che la maggior parte di voi rappresenti quella “meno affezionata”, (ma questo è un altro discorso), ho il piacere di rendere noto che la casa editrice ALETTI EDITORE, a seguito degli omonimi concorsi a suo tempo banditi, ha deciso di pubblicare due poesie scritte dal sottoscritto (per l’appunto) all’interno delle due raccolte di seguito elencate. Per me è motivo di grande orgoglio, sopratutto perché queste antologie finiranno di certo in mano a un sacco di gente assolutamente sconosciuta la quale avrà modo di leggermi e magari conoscermi. Quello che più mi affascina è infatti il potenziale contatto con persone assolutamente estranee alla mia vita le quali potranno valutare il mio lavoro in modo del tutto personale e disinteressato. Difatti, come si sa, un buon complimento fa piacere a tutti, ma quando questo proviene da un amico, un collega di lavoro, o qualcuno con cui si hanno contatti frequenti, incombe sempre il rischio di adulazioni fasulle, per non dire fraudolente!! mentre il parere di un estraneo è quasi sempre sincero.
Che dire se non… che bello!!!
Per soddisfare ogni vostra curiosità, ecco i links utili al fine di conoscere titoli e referenze delle raccolte poetiche alle quali ho avuto l’onore di dare il mio piccolo e modesto contributo:

Verrà il mattino e avrà un tuo verso - vol. 7 - Poesie d’amore

…contiene la mia poesia intitolata “Il sole caldo“.

 

 

 

 

 

 

Tra un fiore colto e l’altro donato - vol. VI - Poesie d’amore

…contiene la mia poesia intitolata “Primo Autunno“.

 

 

 

 

 

 

 

Per maggiori informazioni potete visitare il sito www.alettieditore.it .

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maggio 20th, 2010

Per mano vorrei prender te
e partir
per luoghi ignoti ancora a noi
e scoprir
assieme verdi frasche fitte
intatte
lambite dai più limpidi
ruscelli
e laghi e poi cascate blu
ricolme
di vita e di fragore farsi
allegre
per noi, ridenti e attoniti
vaganti
fra querce millenarie ancora
ignare
dei folli umani ardori e del
progresso
che porta l’uomo a uccider suo
fratello.

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febbraio 25th, 2010

Cari lettori,
ho il piacere di proporvi un video realizzato da Luca Baccari, l’ideatore nonché webmaster del portale Isola della Poesia.
Vi consiglio di dare un’occhiata al media, specialmente a tutti i giovani aspiranti scrittori i quali potranno trarre utili considerazioni per avere un’idea di come comportarsi (ma specialmente come NON comportarsi) qualora abbiano a scontrarsi con proposte editoriali poco chiare.

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febbraio 18th, 2010

Passano giorni in cui hai l’illusione di vivere, mentre invece non sei che una marionetta mossa dai fili sottili dell’abitudine, dello scontato e del preconcetto. Apri la bocca e hai l’illusione di parlare, dici cose, abbozzi frasi, ma niente proviene dal tuo io, che giace chissà dove, abbandonato, dentro qualche scatolone in soffitta, sotto le lenzuola fredde dalle quali non hai ancora avuto modo di sollevarlo. Eri tu questa mattina, che si alzava dal letto, che sbadigliava, indossava le pantofole a trascinava i piedi fino alla cucina smorta nella luce grigia delle sette, ad avvitare la caffettiera, o solo il tuo corpo stanco?
Te lo sei mai chiesto? No, non ti sei mai spinto fino a questo punto.
Avresti voluto essere tu, a far cigolare lo scalino dell’autobus nel salire, per farti portare in centro, ma non c’eri dentro al corpo vestito di raso.
Così non può andare, non per molto almeno. Dico… così sospeso tra due fuochi.
Dovresti porti meno domande, così non ti verrebbe mai un dubbio, uno solo, e vivresti felice all’interno di questo mondo che qualcun altro ha ben pensato di architettare per te. Tutto pronto, tutto facile, alla tua portata.
Oppure dovresti interrogarti, andare a fondo, chiederti se davvero ti va bene così, o vorresti fare qualcosa di diverso, di testa tua. Ma per far questo, se ne sei ancora capace, devi essere pronto a fermarti, azzerarti, guardarti nello specchio e valutare se hai davvero voglia di sorridere oppure è il caso di rifarti il trucco.
Troppa fatica? Troppa fatica.
Per oggi è andata. Domani ci penserò su.

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gennaio 26th, 2010

Ho appena finito di leggere il primo libro di Liliana Arena intitolato “l’oceano del mio IO“. Si tratta di una silloge contenente 61 poesie autobiografiche nelle quali la scrittrice mette a nudo il suo difficile percorso esistenziale visto come un tortuoso cammino irto di spine e “rocce taglienti come lame affilate” nella lenta ricerca della liberazione dalle sue ipocondriache sofferenze.

Dedico il mio vissuto a coloro che hanno smesso di credere in se stessi, a dimostrazione del fatto che non bisogna arrendersi mai e proseguire il viaggio, perché esiste una via d’uscita e io l’ho trovata. 

Leggendo il libro, pur fatto di poesie, si ha l’impressione di attraversare una storia, un collage fatto di momenti e appunti d’autoanalisi, uno spaccato di vita che, partendo da una situazione di silente melanconia, solitudine e frustrazione, ci porta per le aspre vie dell’insoddisfazione, della vana ricerca di qualcuno con cui condividere il proprio male, arrendendosi a se stessi, tentando di lottare, cadere, rialzarsi e poi lasciarsi andare. L’isolamento, il rifiuto della società e i suoi schemi, non è sempre lucido e voluto, ma il frutto di una malattia che inevitabilmente porta all’emarginazione, all’esilio interiore, un esilio che viene in fin dei conti accettato, se questo può evitare di dissolversi nell’omologazione che fa sembrare tutti così sani, ma così vuoti.
Le poesie di Liliana sono amare, crudeli, talvolta pacate e rassegnate, scritte col fil di voce di chi ha appena finito di piangere, oppure gridate fino a tossire in un turbine di follia.
Andando avanti con la lettura, si assiste poi a una lenta metamorfosi, dove la crisalide matura e prende coscienza di sé; a quel punto Liliana vuole emergere in superficie, per respirare, per vedere e vivere veramente; interroga se stessa “stuprando la sua mente provocandosi ferite”, gli errori e le false convinzioni, il male auto inflitto con troppa violenza, un male che verrà comunque perdonato. L’oceano si apre, l’anima ne fuoriesce integra, le acque si appianano finalmente e la vera vita inizia a scorrere assieme all’autrice, rendendola partecipe e senziente, “bussola di se stessa”.
Prima ero alla finestra
ora sono sulla strada.

Per saperne di più, consultate questo link: Parole in fuga.

Mentre il sito della scrittrice è il seguente: Liliana Arena.

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gennaio 25th, 2010

salviamolapoesiaEcco un’iniziativa sfiziosa pervenutami direttamente dal portale Isola della Poesia all’interno del quale tento di dare una mano come sostenitore. Il blog vero e proprio è il seguente: http://salviamolapoesia.splinder.com/ ed è stato messo in piedi da un gruppo di ragazzi appassionati di poesia, i quali davvero non ci stanno a gettare la spugna di fronte a questo muro di gomma che sta divenendo il mondo editoriale nei confronti di questa forma d’arte grazie alla quale è possibile mettere a nudo il nostro animo e i nostri pensieri, altrimenti ignoti e insondabili.

Ma lascio la parola all’Isola della Poesia che così ci presenta il blog:

Salviamo la poesia è la nuova iniziativa del nostro portale, per supportare i poeti e soprattutto la poesia. Al giorno d’oggi, la poesia è bistrattata, messa da parte e considerata una cosa da bambini immaturi.
I distributori nazionali, così come le case editrici (non tutte), snobbano questo genere letterario, anche perchè si tratta di un genere che purtroppo non vende. Il motivo è che nessuno si avvicina veramente alla poesia acquistando libri di poeti: tutti vogliono pubblicare poesie ma pochi ne comprano. Ma che razza di poeta è quello che non legge libri di poesia?
Per tentare di risollevare la situazione e diffondere una cultura poetica nel nostro Paese, è stato creato uno spazio apposta, raggiungibile dal seguente link:
Blog poetico

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gennaio 25th, 2010

Luca Baccari, il webmaster del già citato sito letterario Isola della Poesia, dopo anni di esperienza sul campo, ha voluto condividere e mettere a disposizione di tutti alcune delle sue preziose conoscenze, condensandole in questo manuale, intitolato “Manuale di sopravvivenza per Webmaster”.
Si inizia spiegando tutti i possibili rapporti con gli utenti, le case editrici e i collaboratori, consigli pratici sulla realizzazione, pubblicazione e monitoraggio del proprio sito, per poi finire in bellezza con una fornita raccolta di scempiaggini piovute senza ritegno sulla casella di posta elettronica del malcapitato Luca.
Si passa poi a una serie di consigli tecnici dove non si scende mai troppo nel dettaglio (anche perché altrimenti ci vorrebbe un manuale per ogni argomento trattato), ma vengono comunque presentate valide strade per imboccare bene il percorso qualora si voglia mettere in piedi e gestire un sito letterario che funzioni. Interessanti soprattutto le proposte riguardanti i servizi di statistiche e l’indicizzazione sui motori di ricerca, strumenti indispensabili per comprendere chi e come raggiunge il nostro sito e per ampliare la rosa di utenti che seguono i nostri articoli.
Infine si conclude in bellezza, ovvero con l’ultima parte intitolata  “Ai confini della realtà“, assolutamente consigliata qualora vi sentiste tristi e aveste voglia di farvi quattro risate. Il titolo è più che azzeccato, poiché qui ci si rende davvero conto di quanto stupide e inappropriate possano risultare le richieste degli utenti balordi che vengono a bussare alla porta del webmaster. Per non parlare poi del bestiario, ovvero l’elencazione dei più temibili e spaventosi naviganti con cui potreste avere la sventura di venire a contatto.
Tra le richieste assurde, vi riporto quella che, secondo me, rappresenta la più divertente:
“Buongiorno, desidero scrivere un libro insieme alla mia fidanzata, che presto sposerò, ma avrei bisogno di un consiglio urgente. Il libro lo vorremo scriverlo insieme intrecciando le nostre vite e storie, ma come si fa? Grazie in anticipo per l’attenzione e buon lavoro!”

Dalla lettura del manuale traspare innanzi tutto l’esperienza consolidata e la professionalità dell’autore, tutt’altro che improvvisata.

Attenzione: non si tratta di un libro da acquistare in libreria, ma di un pratico e-book da poter liberamente scaricare seguendo questo link.

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gennaio 21st, 2010

Cari amici, se tra voi si nasconde qualche anima poetica, potrete cimentarvi in questo concorso gratuito per poesie dedicato a Maria Bolognesi.

Potete trovare tutte le informazioni sulla vita di Maria Bolognesi al seguente indirizzo: www.mariabolognesi.it, mentre per quanto riguarda il bando del concorso, lo riporto fedelmente per intero sul presente articolo. Buon concorso a tutti. Segue bando.

UNA POESIA PER MARIA BOLOGNESI

Scadenza 10 febbraio 2010
gratuito
pubblicazione in “Finestre Aperte”
con premiazione pubblica
raccolta antologica delle migliori 30 poesie

 In occasione del 30° anniversario della Nascita al Cielo della Serva di Dio il tema dell’iniziativa poetica e gratuita promossa dalla rubrica “Sulle ali della Poesia” del trimestrale “Finestre Aperte” è:

UNA POESIA PER MARIA BOLOGNESI.

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gennaio 20th, 2010

Nel mio cuore si schiudono fiori
e commosso stendo il viso, ad occhi chiusi
ogni volta che il vento
mi riporta il tuo profumo speziato
dalle terre remote ove respiri
e scherzi con il sole
da cui per prima sei baciata.

Seguo dunque l’orizzonte
fin dove potrà giungere lo sguardo
ma tu sarai al di là, sempre al di là
delle montagne e dei mari
e non avrò che sogni da crescere e accudire
affinché tu non mi colga a mani vuote
quando deciderai di tornare ad accarezzarmi.

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gennaio 14th, 2010

Nell’anno del Signore 1766 si manifesta una bestia feroce, una creatura diabolica, o il diavolo in persona (nessuno saprebbe dirlo con precisione), che si aggira per le piovose campagne francesi del Gévaudan e miete vittime in gran numero. Donne, ragazze, contadini, trucidati senza un apparente motivo. Il naturalista Thomas d’Apcher e il suo amico pellerossa Mani verranno inviati appositamente da Parigi per studiare il caso da vicino e tentare di acciuffare la bestia. Riusciranno i nostri eroi? Lo scoprirete solo leggendo.
Avevo già visto il film, alcuni anni fa, mentre solo ora mi è capitato di imbattermi nel libro. Ho fatto qualche breve ricerca e a quanto pare questa volta, a differenza di
come accade nella norma, è nato prima il film (nella sceneggiatura di Stèpane Cabel) e poi il bellissimo libro di Pierre Pelot. Il Patto dei Lupi.

Sulle vibranti foreste di settembre e sulle lande arse da tre mesi di siccità e screpolate dai solchi dei ruscelli in secca, scrosciavano impetuose le prime piogge, una cascata blu cobalto che trafiggeva ululando la fitta coltre di nebbia. Secondo la gente che vive sotto il cielo di questo paese di pietre assetate basterebbero due stagioni per superare l’anno: nove mesi d’inverno e tre mesi d’inferno. L’ardore infuocato dell’inferno andava spegnendosi.

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gennaio 8th, 2010

More about Il banchiere anarchicoCosa vuole trasmetterci lo scrittore portoghese Fernando Pessoa in questo racconto, che poi di fatto assomiglia molto di più a un piccolo saggio?
Diciamo intanto che un banchiere, signore distinto, con giacca, panciotto e sigaro in mano, la cui vivezza è spesso costretto a rinnovare con l’accensione di un nuovo fiammifero, dopo una cena di cui niente sappiamo, ha piacere di intrattenersi per qualche minuto a chiacchierare con un interlocutore (di cui, anche qui, nulla si sa). L’interlocutore altro non è che la classica “spalla”, ovvero colui che ha l’ingrato compito di attizzare di tanto in tanto il fuoco della conversazione, con domande, brevi osservazioni e timide obiezioni, così come l’altro, dissertando sulle sue ragioni, si adopera nell’infiammare la capocchia del sigaro.
Un banchiere anarchico. Già nel titolo è evidente quanta contraddizione possa essere contenuta nelle pagine che seguiranno. Come può un banchiere, simbolo per eccellenza del capitalismo, del potere, del “sistema”, essere anarchico, ovvero sovversivo, sobillatore, terrorista pronto a minare il sistema alla sua base con lo scopo di raderlo al suolo?

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gennaio 1st, 2010

Non hai corpo, né forma
ma sei bella
quando ti stendi, come velo diafano
a offuscare senza disparità
le meraviglie del mondo
come pure le sue brutture.

Fedele compagna
di chi ha fantasia, dei sognatori
che non imprecano perché li fai tardare
ma a te sospirano
poiché trasformi la città
nella Parigi o nella Londra in cui non sono mai stati.

M’è duro sforzarmi
di pensare che non sei che goccioline d’acqua
che posso respirare ma non bere
e non etereo spirito celeste
che muove il mio cuore avvinto
libero di amarti senza commettere peccato.

Vorrei abbracciarti, farti mia
almeno per un istante, ma mi scappi.
Ti seguirei fedele, per boschi e sorgenti
dove rinasci pura
senza che uomo t’abbia ancora deturpato
con la sua innata cattiveria e le prodezze della modernità.

In te rivivo
le mie solitarie passeggiate di bambino
e rinnovo i miei deliri d’adulto
nell’attesa
di far parte di te, nell’altra vita.

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dicembre 31st, 2009

Tutti voi (almeno dai trent’anni in su) ricorderete la divertente miniserie televisiva “I Promessi Sposi” (parodia della spendida opera del Manzoni) realizzata  dal glorioso Trio Lopez, ma pochi avranno memoria che all’interno del cast era presente anche la tristemente nota Wanna Marchi: proprio lei, la televenditrice che grazie all’intervento di Striscia la Notizia è stata poi condannata a dieci anni di galera per via delle sue ben note truffe.
Ovviamente il trio non poteva sospettare, nel lontano 1990, quale funesto epilogo avrebbe avuto la carriera della Wanna. Considerate solo che all’epoca la Marchi era la televenditrice per antonomasia e godeva di grandissima fama, ragion per cui, così come furono presi in prestito diversi protagonisti della televisione di allora (non ultimo lo stesso Pippo Baudo nel ruolo di “Pennellone”), anche la Wanna, in una delle ultime scene, interpreta se stessa nel ruolo di venditrice ambulante di un unguento miracoloso in grado di liberare il malato dalla peste.
Una scena a dir poco scioccante se vista col senno di poi (ovvero col senno di oggi).
Per saperne di più:
Biografia Wanna Marchi
Forum telefilm

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dicembre 31st, 2009

Rimango sempre di stucco, completamente basito, ogni qualvolta mi capita di vedere una gara di atletica alla televisione. Poco importa che si tratti di salto in lungo, in alto o addirittura con l’asta, per non parlare del lancio del giavellotto o del peso.
Quello che mi sconcerta, e che in un certo senso mi rapisce, è pensare a quante ore, giorni e mesi l’atleta possa aver dedicato alla propria preparazione fisica per affrontare quella gara. Magari il concorrente in oggetto avrà seguito una dieta severissima, privandosi di ogni sorta di golosità, trattenendosi con la pasta, con gli alcolici, tutte cose che non avrebbero permesso al suo organismo di dare il meglio. E poi gli allenamenti durissimi, le ore passare in palestra, tralasciando amici, impegni, famiglia. L’unico obbiettivo è quel bastoncino di legno su cui far volteggiare la schiena, quella lunghezza da superare con i piedi, o quel peso da scagliare oltre la bandierina.
E la cosa più spaventevole, se così si può dire, è che tutto quel sacrificio quotidiano, quel sudore e quelle privazioni durate anni, vanno spese in dieci secondi: esattamente il tempo necessario per prendere la rincorsa e lanciarsi come una fionda. Dieci secondi per decidere se sei dentro o fuori, se hai passato il turno o te ne devi tornare a casa, sconfitto e deluso.
Vi starete chiedendo cos’abbia tutto ciò in comune con la scrittura. Niente, direte voi, specie se la vostra risposta dovesse giungere istintiva, priva di un’adeguata riflessione. Ma fortunatamente ci sono qua io a farvi il punto, affinché le cose risultino chiare anche a voi.
Per preparare un manoscritto (un libro, per intenderci), ci vogliono idee, abbozzi di trama, personaggi, intreccio, concetti da esprimere e tutta una serie di accorgimenti che in pochi riuscirebbero a immaginare. Occorre una prima stesura, per realizzare la quale ci vogliono mesi. E poi riletture, riletture e riletture a non finire, correzioni, aggiunte e aggiustamenti di tiro. Tralasciamo gli anni trascorsi poi nell’arduo cammino verso la pubblicazione, che cosa resta?
Resta una fatica immane, buoni propositi, frustrazioni, attese infinite, ansie a non finire per poi…
Per poi, nel migliore delle ipotesi, finire nelle mani di un lettore (che come si sa, ha sempre fretta), il quale nel giro di poche ore stabilirà se dire in giro che in fondo non siete poi da buttare come scrittori, magari consigliarvi a due o tre amici, oppure buttare il vostro lavoro in un cestino e maledire i dieci euro che ha sprecato inutilmente, per colpa vostra.

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dicembre 28th, 2009

Fare gli auguri di buon Natale, buone feste e buon anno è sempre una gran bella cosa, anche se (a mio avviso) gli auguri collettivi sparati con un click a un centinaio di persone alla volta rimangono un tantino freddi e poco sentiti, per non dire indigesti. Ragion per cui (non me ne voglia nessuno), preferirò restarmene rincattucciato tra le pareti delle mie stanze, evitando di ripetere la poco elegante gaffe di aspergere auguri senza ritegno. Un bel tacer non fu mai scritto, su questo non si discute, ma tanto meglio evidenziarlo per i meno attenti.
Ciascuno si organizzi dunque di conseguenza, come meglio può, tentando di vivere nel men peggior dei modi le festività in corso.

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