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mercoledì, 18 febbraio 2009

Se qualcuno di voi ha mai avuto l’occasione di fare i conti con quella strana cosa che chiamano “ispirazione”, saprà certo che si tratta di un’entità assai curiosa, tanto fulminante quanto volatile, priva di reale consistenza. Il termine “fulminante” non è stato certo inserito a caso; in effetti, quando l’ispirazione ci coglie, avvertiamo proprio l’effetto di una scarica elettrica, un’immensa energia che attraversa il nostro corpo e la nostra anima, lasciandoci poi basiti ed increduli negli immediati istanti successivi; ma proprio come un fulmine che, una volta caduto dal cielo, dopo aver spaccato a metà l’albero di cui si è servito per meglio raggiungere la terra, svanisce nel nulla senza lasciare altro che una nuvoletta di fumo, così l’ispirazione ci abbandona in fretta, a meno che la nostra abilità di catturare impressioni, pensieri ed emozioni, non si appresti a mettere su carta quanto abbiamo appena provato.
E così può avvenire anche quando, tra le varie cose che pensiamo e sentiamo quotidianamente, talvolta senza rendercene conto, di fronte ai nostri occhi compare una trama, un’idea folgorante che, se sviluppata a dovere, potrebbe rappresentare il filo conduttore del nostro racconto, o nuovo libro pronto da scrivere; ma è lì che iniziano le difficoltà. Sì, perché se è già difficile tenere a mente tutta quella successione di eventi, evoluzioni di personaggi e trama, ancora di più è difficoltoso esprimere, nell’arco di tutta la narrazione, la medesima emozione che abbiamo provato all’atto dell’ispirazione.
Un romanzo che esprima rabbia? Ecco, ora siamo arrabbiatissimi, oserei dire “incazzati” se solo non suonasse come uno dei tanti turpiloqui che siamo costretti a subire e utilizzare giorno per giorno e che, assieme tutti gli altri che abbondano ovunque, soffoca il lato educato della nostra personalità.
Bene, iniziamo a raccontare di quel tipo che ce l’aveva a morte con quell’altro… Ecco che la prima pagina si riempie già di caratteri, la scrittura ci piace… Ma cosa succede andando a rileggere il piccolo manoscritto che, nell’arco di alcuni giorni, stava già cominciando a prendere corpo? C’è qualcosa che non quadra, che non ci piace più. Che sarà mai? Nulla di grave. Semplicemente la rabbia ci è passata e adesso, andando a rileggere quelle pagine, ci accorgiamo che quello che doveva essere un personaggio per l’appunto “incazzato” (visto che ormai si è fatto cenno a tale espressione) è adesso più mansueto di un agnellino imbottito di valeriana.
Così non va, eravamo appena al dialogo iniziale, non più di dieci minuti rispetto al momento in cui la narrazione aveva avuto inizio. Stracciamo tutto.
Ovviamente l’esempio avrebbe calzato altrettanto bene se avessimo voluto parlare di ilarità, di riflessione intensa o di mistero. Qualunque emozione, o qualunque ragionamento altamente significativo che era affiorato così limpido e deciso nel corso di quella prima ispirazione, sarebbe scolorito a poco a poco poiché non avremmo avuto tempo a sufficienza per appuntarcelo tutto in una volta.
Alla radio parlano di personaggi che girano con un taccuino per appunti e una penna sempre in tasca; oggi quei tipi potrebbero avere con sé dei minuscoli computer palmari, o dei telefoni cellulari con dentro una videoscrittura (che è poi la stessa cosa). Ecco che li vedo, in metropolitana, in treno, fermi al semaforo nella loro auto, tutti intenti a trafficare con quegli aggeggi al fine di appuntarsi quel bel pensiero che avevano appena partorito.
E poi? Quando si tratterà di mettere tutto assieme? Quale emozione proveranno nel momento in cui si siederanno finalmente a tavolino per dedicarsi alla scrittura vera e propria? Di certo nessuna di quelle provate nel momento della “fulminazione”.
Ma allora come potremmo mai far nostro quel momento e renderlo eterno, sempre disponibile?
Parlando con un mio vecchio professore, espressi l’ipotesi che, a mio avviso, l’unico rimedio per poter scrivere un libro senza perdere il filo del discorso e senza eccessivi decadimenti di emozioni, potrebbe essere quello di scriverlo tutto in una notte. Ad esempio, se vi viene una buona idea alle otto di sera, tralasciate pure la vostra cena, il vostro film in TV e quant’altro siate abituati a fruire nel corso delle vostre normali serate; chiudetevi a chiave nel vostro studio e non aprite a nessuno; meglio se indossiate un paio di tappi per le orecchie.
A quel punto scrivete tutto, senza fermarvi mai, senza mangiare o bere, senza cedere ai naturali impulsi che vi vorrebbero già rilassati e abbandonati sul quel vostro caro sanitario. Ora è il vostro momento! La scrittura non può attendere; poco importa se, in questa prima stesura, non si è rivolta la dovuta attenzione nei confronti della forma o dell’ortografia; avrete mesi per riordinare il lavoro, ma il sentimento che trapelerà dalla lettura di quelle pagine non subirà alterazioni, mantenendo la sua genuinità. Se doveste poi accorgervi che il sole è già spuntato e che l’opera non è ancora giunta a termine, seguitate fin tanto che le vostre palpebre riusciranno a rimanere alzate, così avrete vinto la vostra battaglia contro la volatilità dell’ispirazione.
Meglio sarebbe comunque se tale illuminazione avvenisse di sabato (o in un altro giorno di assoluta libertà), proprio al primo risveglio; così, oltre che una notte, avreste a disposizione anche l’intero giorno innanzi.

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Un commento a “Tutto in una notte (o in un giorno)”

  1. Davide scrive:

    Caro cugino leggendo i tuoi articoli ho scoperto che ci sono troppe cose che mi son perso di te col passare degli anni. Ma non c’e’ problema si fa sempre in tempo a recuperarle. Il che e’ anche ovvio visto che siamo cresciuti vicini ma moooolto distanti allo stesso tempo, probabilmente anche tu capiresti molte cose di me leggendo il mio blog anche se non tutto visto che mi sono accorto che scrivo quasi solamente quando sono triste, incazzato o annoiato… sono troppo pigro a volte per scrive, altre volte ancora troppo impegnato a vivere.
    Interessante il discorso sull’ispirazione. Non puoi sapere quanti articoli non ho scritto perche’ non mi ci sono messo di getto o perche’ mentre li scrivevo mi saltava la connessione e perdevo tutto e non valeva la pena riscriverli… avevo perso quel quid… avevo perso l’attimo, lo stato d’animo.
    In ogni modo inizio a capire cosa ti farebbe comodo per dare un sesto al tuo sito.
    Appena possibile ci sentiamo e ti do qualche dritta.

    Ciao
    by
    Davide.




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