In questi giorni ho trovato la forza e il giusto stato d’animo di rimettermi all’opera per proseguire un lavoro che avevo lasciato in sospeso già dallo scorso novembre. Avevo il panico più totale per riprendere un libro così impegnativo per me.
Nel corso dell’estate mi sono innanzi tutto messo a rileggere il manoscritto svolto finora e devo dire che, nonostante tutto, mi sento abbastanza soddisfatto. E’ vero che potrebbero esserci diverse parti da tagliare ma, come si dice, a tagliare si fa sempre in tempo.
Ma sapete qual è l’impressione più brutta quando ci si mette a scrivere un libro?
Il nero, il nero più totale che avvolge tutte quelle pagine che non avete ancora scritto. Sapete di essere arrivati ad un certo punto, e più andate avanti, più quel punto si innalza, ma oltre quella frase, quella virgola, quello spazio, c’è un vuoto così grande che sembra sempre più incolmabile, nonostante stiate facendo di tutto per ridurlo, giorno per giorno.
Per colpa di questo buio spaventoso, sono rimasto fermo per quasi nove mesi; esatto, proprio il tempo di fare un bambino, per l’appunto (tanto ogni volta che emerge un lasso di tempo simile, nessuno sa trattenersi da questa associazione assai cretina).
Allora non mi resta che mettermi al lavoro, con la speranza che il buio si schiarisca al più presto.
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