A tre giorni dalla 10° edizione del “fortunatissimo” programma televisivo il Grande Fratello, fortemente amato dalle masse, seguito e osannato dalla maggior parte di tutti gli italiani, non riesco a esimermi dal voler ricordare quali sono le origini di questo programma, o per lo meno da cosa attinge il suo nome.
Per molti di voi questo non è un segreto, lo sapevate da anni, ma sono sicuro che nel mucchio, tra chi si nasconde con la testa sotto il banco e chi, in stile tutto fantozziano, spera di trovar sicuro rifugio dietro la spessa tenda, ci sarà qualcuno che non lo sa ancora.
E dunque, quale migliore occasione per parlare un po’ di libri, visto che è quasi sempre dai libri che prendono vita film e trasmissioni?
Nell’anno 1948, il grande scrittore inglese George Orwell, la cui salute era ormai fortemente minata dalla tubercolosi, tra un sanatorio e l’altro, finirà di scrivere il suo più celebre romanzo, ovvero 1984. Si tratta di un’opera il cui genere potrebbe essere oggi definito fantapolitica, mentre la sua definizione più corretta è quella di opera distopica, vale a dire il contrario di utopica. Se l’utopia è l’immaginazione di un futuro migliore, tanto bello quanto irrealizzabile, da distopia è la visione più pessimistica possibile del futuro.
Infatti Orwell, ambientando la storia in un futuro allora lontano, immagina un mondo governato da un forte regime totalitario (a cui gli idealo dello scrittore si erano sempre opposti) dove ogni persona era completamente controllata, sia nelle azioni, nelle parole, ma anche nel pensiero (a cui provvedeva la psicopolizia).
Ed è qui che nasce il Big Brother, ovvero il Grande Fratello. Una figura più astratta che reale, una sorta di governatore, il cui viso era affisso ai muri, i cui discorsi venivano trasmessi continuamente alla radio, le cui previsioni passate venivano all’occorrenza modificate sui giornali affinché tutti potessero constatare che il Grande Fratello non sbagliava mai. Nella società era proibito il sesso allo scopo di trarne piacere, la lingua veniva impoverita, condensata in termini freddi e poco espressivi, tanto che il vocabolario della neolingua era ogni anno più piccolo; questo affinché scomparissero tutte le espressioni che potessero in qualche modo esprimere moti di ribellione o disapprovazione tra la gente. E’ sempre qui che nasce questa sorta di telecamera che ogni persona, in casa propria, aveva, sempre accesa, e attraverso la quale il sistema monitorava parole, gesti e pensieri di ogni individuo. E al governo non bastava che ognuno votasse il partito (se voto c’era), si comportasse e dicesse le cose volute dal partito, no, non era abbastanza, chiunque fosse giudicato sospettabile di sedizione veniva torturato fino a che non arrivava ad amare veramente, nel suo cuore, il Grande Fratello.
Gli unici esentati da tali controlli erano i prolet (i proletari) che erano talmente rozzi e semplici che erano già facilmente governati senza fatica, un po’ come un gregge di pecore mansuete.
Questo libro mi ha letteralmente folgorato. E’ stato il primo ad aprirmi gli occhi su tanti aspetti della realtà e della società odierna. Lo considero uno dei libri più belli che abbia mai letto, non certo perché il tema trattato sia piacevole o divertente, ma perché Orwell, oltre che parlare di cose terribilmente importanti, ti fa immergere in un realismo che si può toccare. Non dimenticherò mai la puzza di cavoli lessi che aleggiava per le scale dei palazzi, nelle prime pagine, o le scodelle della mensa fatte di metallo, un particolare che mi ha trasmesso tutto il gelo e l’obbligata chiusura mentale che doveva esserci negli ambienti lavorativi.
Se non l’avete letto, fatelo immediatamente, così almeno saprete perché la trasmissione che tanto va di moda ai nostri tempi, porta proprio quel nome. Inutile dire che, a livello di contenuti, il confronto non ci sta per niente, è anzi un sacrilegio bello e buono, ma visto che il nome (e la telecamera) è stato ormai copiato, tanto vale risalire alle origini…
Per chi volesse approfondire su Orwell e su 1984 può consultare questi esaurienti articoli:
Se poi volete fare il pieno di saggezza politica, leggetevi anche La Fattoria degli Animali dello stesso autore, di cui parlerò in futuro.
Tags: Big Brother, George Orwell, Grande Fratello, Il mio libro, origini, scrittore, trasmissione
E’ una vita che voglio leggerlo… prima o poi lo faccio perchè mi incuriosisce parecchio.
Ciao Simo! Ti consiglio davvero di farlo, non te ne pentirai di sicuro. E’ un libro che mi ha rapito nel vero senso della parola. E poi c’è un colpo di scena, che ovviamente non dirò, che mi ha fatto saltare letteralmente sulla sedia quanto è arrivato. Non dico di più.
Lo prenderò al più presto!!!
Mega bacio Dani!
Così poi mi farai sapere le tue impressioni. Magari sono diverse dalle mie… comunque non credo che ti deluderà.