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giovedì, 31 dicembre 2009

Rimango sempre di stucco, completamente basito, ogni qualvolta mi capita di vedere una gara di atletica alla televisione. Poco importa che si tratti di salto in lungo, in alto o addirittura con l’asta, per non parlare del lancio del giavellotto o del peso.
Quello che mi sconcerta, e che in un certo senso mi rapisce, è pensare a quante ore, giorni e mesi l’atleta possa aver dedicato alla propria preparazione fisica per affrontare quella gara. Magari il concorrente in oggetto avrà seguito una dieta severissima, privandosi di ogni sorta di golosità, trattenendosi con la pasta, con gli alcolici, tutte cose che non avrebbero permesso al suo organismo di dare il meglio. E poi gli allenamenti durissimi, le ore passare in palestra, tralasciando amici, impegni, famiglia. L’unico obbiettivo è quel bastoncino di legno su cui far volteggiare la schiena, quella lunghezza da superare con i piedi, o quel peso da scagliare oltre la bandierina.
E la cosa più spaventevole, se così si può dire, è che tutto quel sacrificio quotidiano, quel sudore e quelle privazioni durate anni, vanno spese in dieci secondi: esattamente il tempo necessario per prendere la rincorsa e lanciarsi come una fionda. Dieci secondi per decidere se sei dentro o fuori, se hai passato il turno o te ne devi tornare a casa, sconfitto e deluso.
Vi starete chiedendo cos’abbia tutto ciò in comune con la scrittura. Niente, direte voi, specie se la vostra risposta dovesse giungere istintiva, priva di un’adeguata riflessione. Ma fortunatamente ci sono qua io a farvi il punto, affinché le cose risultino chiare anche a voi.
Per preparare un manoscritto (un libro, per intenderci), ci vogliono idee, abbozzi di trama, personaggi, intreccio, concetti da esprimere e tutta una serie di accorgimenti che in pochi riuscirebbero a immaginare. Occorre una prima stesura, per realizzare la quale ci vogliono mesi. E poi riletture, riletture e riletture a non finire, correzioni, aggiunte e aggiustamenti di tiro. Tralasciamo gli anni trascorsi poi nell’arduo cammino verso la pubblicazione, che cosa resta?
Resta una fatica immane, buoni propositi, frustrazioni, attese infinite, ansie a non finire per poi…
Per poi, nel migliore delle ipotesi, finire nelle mani di un lettore (che come si sa, ha sempre fretta), il quale nel giro di poche ore stabilirà se dire in giro che in fondo non siete poi da buttare come scrittori, magari consigliarvi a due o tre amici, oppure buttare il vostro lavoro in un cestino e maledire i dieci euro che ha sprecato inutilmente, per colpa vostra.

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